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Letteratura Poeti Famosi



Incertezze e paure.

Incertezze e paure.

Tormento e poi conforto,
razziare e usurpare
quella parte di cielo
con intrigo e devozione,
ma che sgomento i sogni,
non giungono mai,
è dunque un complotto?

L’albero non dà i suoi frutti
come riconoscerlo se le sue
fronde son tutte nere e tristi.

Il crepuscolo è oscurità,
è malvagio ed opprime con empietà
e pecca di mistero,
e la mia ombra striscia intimorita
lungo il muro e poi spaventata
fugge nella mia anima,
intimorita dall’illusione
di un avvenire incerto e sconosciuto,
per una realtà colma di miraggi senza
felicità…si felicità, vita…non vita.

Raffaele Feola Balsamo.



Che incubo.

Che incubo.

Dimmi della mia realtà vita mia,
è svanita nel nulla come un morto,
ho smarrito l’esistenza ed il cuore,
ma io la cerco come il marinaio
la stella polare e quanti fruscii
nella mia anima è forse li che si cela?

No la morte teme ciò che non comprende,
io ebbi attimi di panico e poi fuggii
non dal dolore, ma dall’incubo folle
di essere dove non avrei voluto
mai giungere vivo, maledetta morte.

Raffaele Feola Balsamo.



Non aver fretta.

Non aver fretta.

Mille intralci nel
muover tale passo,
certo birichino,
ma che che vuoi farci
l’amore mio
non indugia
e non attende che io,
cuor suo,
abbia tempo
di esser fra le sue braccia,
e dir tante e tante
cose dolci sulle sue
labbra tiepide
e innamorate.

Non temere anima mia
son quasi a livello
di cuor tuo,
che dirti, ti amo tanto
ma son confuso,
l’ansia mi confonde,
tu aspetta e sii dolce con me
son avvilito, ma ti amo.

Raffaele Feola Balsamo.



Mamma…..mamma.

Mamma.

Io fui sangue sul quel tiepido bianco
manto di neve,
molti mi chiamarono martire,
altri patriota, altri ancora figlio
di un re senza corona,
ma ebbi a morire.

Una lacrima per ogni figlio,
un dolore per ogni soffio di vento
che conduceva piombo e paura,
il cuore non smette mai di soffrire
e poi basta cede
e non batte più, finalmente.

Io ti penso mamma,
quando il fuoco lacera le mie carni
e offusca i miei pensieri,
ricordo i tuoi rimproveri
ed io ti amavo,e le tue rabbie
quando
mi rincorrevi
ed io beffardo ti sfuggivo,
non fermarti io mi inginocchierò
e ti ti dirò…scusa mamma
non lo farò più,
ma non lasciarmi solo ti prego.
Vedrai il cielo è lassù,
molto in alto ed io ti voglio.

Raffaele Feola Balsamo.



Il rientro.

Il Rientro.

Su per gli irti scogli osservo
quella lontana nave,
che con l’ irrequieto mare
lotta impavida
con le bianche onde.
Su le reti e che la pesca sia copiosa,
i baldi marinai sono avvezzi
alle sconfitte, ed alle vittorie,
al vacillare sulle loro vecchie navi
di un legno antico,
ma veloce e affidabile.
Con le loro bianche barbe
e le pelli arse i pescatori
che del mare
son figli e padri son paghi poichè
l’alba è vicina,
in lontananza si intravede la costa,
quante attese per il bottino
di una notte,
gli occhi stanchi ma il cuore allegro
presto rivedranno i loro cari,
e le ruvide mani potranno
accarezzare le loro donne trepidanti
per il loro arrivo,
i vecchi pescatori son stanchi, ma felici.

                                               Raffaele Feola Balsamo



Quanto amore in un vuoto cuore

Quanto amore in un vuoto cuore.

Svelta fuggiamo sono stanco,
la notte è pronta e verrà con noi,
e i suoi silenzi seguiranno
le tenebre e i suoi cupi sussurri,
sono frastornato e deferente,
discinto ma molto deciso.

Quanta forza nel mio
ardente cuore innammorato,
ma io serafico e solerte
respingo il sagace tentatore,
e quanta tenerezza mi donasti,
ma io non volli comprendere.

Ed ora mendico comprensione
dal mirifico Creatore,
son livido e inerme e quando
la notte scende pare
che il mio cuore abbia solo
inutili e silenziosi battiti,
l’amore è fuggito e non torna più.

Raffaele Feola Balsamo.