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Letteratura Poeti Famosi



Auguri.

Auguri.

Vorrei fare gli auguri a tutti i poeti di questo fantastico sito di cui sono onorato di farne parte.
Inoltre vorrei chiedere perdono ad un grande autore Carmine Ianniello
per una mia spropositata e ingiusta reazione ad un suo bellissimo commento su un mio scritto…
Carmine virtualmente ti chiedo perdono e vorrei stringerti la mano
consapeole che io ho dei limiti che posseggo purtroppo dalla notte dei tempi…perdonami 🙏😔
Raffaele Feola Balsamo.



Pace.

Pace.

Indegno strazio è la feccia
che il vento rintuzza e spande
dai seguaci di un’orrida setta
di ignobili guerrieri portatori
di morte e dolore e lutti.

Sangue a rivoli e l’ignobile
gioisce dei dolori degli esseri
indifesi e dolenti, tremanti
e orgogliosi, ma pur sempre
ricchi di vibrante amor di Patria.

Che un dono dal cielo giunga
a rallegrare la nostra vita
e ponga fine ai tormenti, e renda
più felice un mondo iniquo
come il buon Dio recrimina.

Che il bifolco si ravveda e pianga
lacrime di pentimento e si strugga
del martirio di indifesi bimbi
e donne e anziani, che germogli
solo sentimenti di una attesa pace.

Raffaele Feola Balsamo.



Aria.

Aria.

Aliti di un vento strano e dolce
sorvola un’erta collina,
io la percorro con passo
lento e stranito,
e di li scappa un volatile,
e le fronde si flettono,
l’albero tende le sue braccia come
a volermi abbracciare,
ma si ritrae temendo
il mio fare inquieto.

Una voce sonante e affranta
urla un grido scorato
invocando il nome di un Dio
che non vuole,
i Suoi silenzi colpiscono
 e fanno male,
Egli è stanco,
ma non corro via,
la mia è una cella
senza muri e senza porte,
ma son prigioniero,
ed esecro vita e morte
e non mi è dato di sapere
il giorno in cui
i fratelli ameranno i fratelli,
il cielo carezzerà
con diletto il mare,
e il sole spingerà
lontano i geli del cuore.

Raffaele Feola Balsamo.



Che strano sogno.

Che strano sogno.

Non so dove ebbe inizio
l’impalpabile sogno,
ma racconto svanito e confuso
ciò che mi parve un addio,
ma tale certo non fu.

Una grande luce tonda,
e di più piccole
le giravano intorno,
e strani esseri dal volto celato
e ricoperti di lunghe vesti,
di un verde simile
ai più bei prati di una radiosa
e florida primavera,
le loro mani mi accarezzavano
febbrili e ansiose
come a voler cercare la mia,
non certo morigerata anima.

Poi tutto ebbe fine
col brusco e doloroso risveglio,
il sogno svanì e con esso
la speranza di esser
giunto nella nuova terra,
tempo al tempo mi dissi,
coglierò l’attimo fuggente
e potrò finalmente vivere.

Raffaele Feola Balsamo.



A mio figlio.

A mio figlio.

Quanta parsimonia figlio mio,
son stato poco dispendioso
nell’abbracciarti, che folle,
ma non temere ora non mi appartieni,
tu sei parte del sole,
della primavera, della vita.

Non fermare la tua vita per me,
-non asciugare le mie lacrime
esse son solo rugiada,
-non tenermi se cado
è solo un tuffo al cuore,
-non accompagnarmi,
la tua età non vuole,
-non pensare al tempo
egli fugge e non torna mai più,
-sorridi se sei triste
dopo ogni avversità
giunge poi la serenità,
ma ricorda, tu sei quello che io fui,
e sarai quel che sono.

Raffaele Feola Balsamo.



Quanta paura.

Quanta paura.

Quanta e quanta paura,
perdo il volere e il sapere,
ma rendimi forte vita mia,
ho fame e sonno,
ho freddo e caldo,
ma tu non lasciarmi,
dono a te anima e cuore,
i sogni che sogni,
sorrisi e carezze,
dai prendi tutto di me
e va lontano
e portami con te.

Raffaele Feola Balsamo.