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Letteratura Poeti Famosi



Non mi ami più.

Feola Raffaele

Non mi ami più.

Amor che non volle,
pensieri atroci e stelle che
si dissolsero veloci,
che amor strano,
si disgregano le tenere frasi
e quanta orribile disperazione.

La campagna mi parve
disagevole e irritata, e la mia donna
vestita senza ritegno con vestiti logori,
non volle apparire bella, smunta
e sfinita mi chiese un addio.

Canaglia di un destino nulla feci
per meritarmi ciò e fra mille sbuffi
accettai tal dolore con l’aiuto del buon Dio
ma ormai il mio cuore testardo
mai più potrà scordarla.

Raffaele Feola Balsamo.



Che Pazzia.

Feola Raffaele

Che pazzia.
Che pazzia smettere di crederci,
io sono un pupazzo di stoffa
che non sorride mai
ma dona compagnia,
io ci credo che la speranza
è ultima a morire, ma se dovessi
entrare prima in quel luogo di morte
che ne sarebbe della speranza.
Sono solo un pupazzo che il buon Dio
ha donato e non rivuole.

Parla amore dimmi che ne pensi
delle mie tristezze,
delle mie angosce, tu credi che riuscirò
a tenerti vicina
e raccontarti della vita e
dei suoi soprusi,
soffro tanto, ma riesco ad amarti
e cosi sarà …..sarà sempre.

Raffaele Feola Balsamo.



Fuggiamo.

Feola Raffaele

Fuggiamo.

Fuggo, Fuggi ma sii lesta
il vento del dolore è veloce
e l’amore è strano nel giungere,
a volte basta
un bacio,
ma non tollera gli inganni.
Tu non voltarti, va e non dispiacerti
la clemenza non esiste
solo compatimento,
sbagliai e ti persi, ma che importa
amo il mare, il cielo e le stelle,
i fiori,e gli impagabili profumi
della primavera,
e forse la tua mano
sarà nuovamente nella mia,
e le nostre bocche si uniranno
ancora per raccontarsi ancora.

Raffaele Feola Balsamo



Nel tempo che fu.

Feola Raffaele

Nel tempo che fu.

Nel tempo che fu dell’amore ero,
ora non più, quanta gaiezza
sfoggio arte e amici tanti
ora trionfo, ma di nulla,
atticciato e come uno sventato
ho spento
la lampada di Diogene,
pazza vita che fai
scombini e ricomponi.

Ma volli tanto, che sollievo,
ebbi tutto che illusione
io fui maldestro
poichè ebbi a credere
in quello strano pozzo
chiamato San Patrizio
inghiottì il mio avere
e son rimasto
atterrito, ora l’età mi intimorisce.

Son bianco come neve
e non posso sfuggire al destino
ma quanti ricordi,
preziosi e confusi tristi e allegri
mio Signore
donami solo un attimo
di ciò che fu’ e mai sarà più.

Raffaele Feola Balsamo.



Profonda notte.

Feola Raffaele

Profonda notte.

Un immenso dolore
nel graffiare il vetro
che mi tiene lontano
da quel giardino incantato.

Fiori mossi
da una leggera brezza,
e una limpida acqua
che scorre su una
piccola cascata,
ma è dunque tanto
odiosa e senza carezze
la mia vita.

Ed io non capisco quel mistero
che offre l’eternità,
ma io aspetterò fino alla fine
dell’incanto, poi in silenzio penetrerò
nella profonda notte.

Raffaele Feola Balsamo



Non invocare amore mio.

Feola Raffaele

Non invocare amore mio.

Quanto ardore nella mia memoria,
sospiri dispersi da un vento strano
e complice di un momento, uno solo,
ma ricco di un sontuoso dono, l’amore.

Io non sono felice ma le mie lacrime
piegono il possente e forte albero,
testimone silenzioso di tanta
tenerezza, e di tante dolci promesse.

Non invocare nulla di più amore mio,
il Signore spesso non è parsimonioso
nel dare, ma e generoso nel capire
sii serena e non lagnarti del tuo scarso.

Ogni giorno ha una notte ed un’alba, mia
dolente passione, mio Dio sciogli le nebbie
e dirada le foschie, il mio cuore è ferito,
sanguina ma so che guarirà per amore.

Raffaele Feola Balsamo.