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Letteratura Poeti Famosi



Che giorno ammirevole.

Che giorno ammirevole.

 

Son così
instabile
anche oggi
trascorro il tempo
nel mio
sepolcro
tra fantasia
e pensieri audaci,
il folle desiderio
di sorridere e
di effondere ottimismo,
non di inasprire
una vita gia’ di sua
irreale e mesta,
e fatale nelle sue pretese.

 

Vedo ancora stelle nel cielo
eppure e’ giorno fatto
il mio e’ un delirio senza fine
forse sono in una favola
o in un incubo chissà.

 

Fausto quel dì che il fato
sia fattivo e avido d’amore
e possa veder sciogliere
quel glaciale pessimismo
che tutti con solerzia
brandiscono e poi fan svanire.

 

Ho sorriso,
si ho sorriso con gusto
e con malcelata ironia
il pensare al mio futuro,
da grande vorrei fare il poeta
potrei così descrivere meglio
il tempo che fu
e quello da venire,
e avere tempo di fuggire
nel ” Chissà dove “
dileguarmi nell’ipotetico,
e afferrare le sottili
emozioni che ora ci sfuggono
disperdendo virtu’ e prodezze
e mai piu’ vorrò essere
un eroe dal cuore impavido,
e un lottatore audace e senza paura.

 

Raffaele Feola.

 



Il tempo cancella tutto.

Il tempo cancella tutto.

 

Il mio vociare passionale
e irruento son solo urla
di una strana ansia,
le mie mani son di roccia
e posso donarti
solo ruvide carezze.

 

Son privo di sentimento
e d’amore,
vorrei che il mondo
fosse poesia,
vorrei che fosse
ricco di fantasia,
vorrei che fosse
consapevolezza,
vorrei che ogni frenesia
fosse emozione.

 

Ho bisogno di scrivere
le mie intuizioni,
e spero che qualcuno
legga ciò che scorre
attraverso la mia anima,
e non stimoli la sua
presunta ambiguità.

 

Raffaele Feola.



La mia stanza.

 

La mia stanza.

 

La mia stanza, son galeotto
entro pochi metri e tanti ricordi,
ora spoglia e fredda e odo da lontano solo
grida di gioia e pianti di capricci
di qualche pargolo irrequieto.

 

Inquieto il mio silenzio e tetri
i riflessi di un’orribile specchio
da cui traspaiono solo malinconici
riflessi di principi e principesse
che s’apprestano a mesti addii.

 

Irrequieti e rissosi mi picchiano
sia l’anima che il cuore, incuranti
dell’esile fardello di uno svogliato
vivere stucchevole e delle sue fugaci
certezze di un magico paradiso.

 

Raffaele Feola.

 

 



Che ossessione.

 

Che ossessione.

 

Che fosse tal magia
un auspicio alla conoscenza
e sconfiggere la fatalita’
ed erigere il gioco della vita
come bene supremo,
accettare il libero arbitrio
con liberta’ e fiducia,
e vivere nel non dire cio’
che penso e desidero,
ma solo e sempre tacere.

 

I miseri son silenziosi e vero,
non esprimono conforto
solo rincorrono strane illusioni,
e poi giungono tante lacrime
e il loro triste canto ferisce
e ossessiona gli infermi
dai moribondi cuori.

 

Il vortice del cercare mi
trascina in un’altra dimensione
e resto li fermo e impassibile
ad osservare le posizioni
spaziali di quello spettacolo
che solo l’universo puo’ concedere,
la sua infinita grandezza
e la speranza di trovare un
nuovo mondo opulento e gioioso
tutto per noi e per sempre amore mio.

 

Raffaele Feola.

 



Tardivo amore.

 

Tardivo amore.

 

No non e’ stato amore
solo spavaldi istinti
immensamente feroci
e senza tregua toccano
il mio cuore ormai opaco.

 

Quanti sussulti e strane
vibrazioni in un vecchio
nel ricevere un bacio…
solo un bacio al volo e
senza promessa alcuna.

 

Che ansia e abbandono,
che sia un sogno, certo
giunto in ritardo dalla mia
lontana gioventù, ma son
felice e che gioia gaudente.

 

Sono un visionario ingenuo
che affronta con fervore cio’
che borbotta un buffo cuore
malandrino e dilettevole che
mi propone con brio e falsità.

 

Notti trascorse all’addiaccio
abbracciato a scontrosi e bui
pensieri come incubi malvagi
e vane speranze di un ritorno
ad una spietata adolescenza.

 

Basta taci cuore la tua ora è
giunta e finalmente non potrò
piu’ parlar d’amore e non 
ascoltare più i tuoi patimenti,
e i tuoi foschi cupi sproloqui.

 

Raffaele Feola.

 



Che strano giorno.

Che strano giorno.

 

Che giorno bello, fantastico, strano,
la luna non vuole lasciare
il posto al sole, ma entrambi mi
strizzano l’occhio, sono miei
complici ecco loro
vogliono che io sia,
vogliono che io sorrida,
vogliono che io viva,
Vogliono che non tremi più,
vogliono, vogliono, vogliono.

 

Raccolgo briciole di primavera
ma i suoi fiori sono ormai rari
sono stati raccolti tutti
e sacrificati ad una strana
e insensata pratica,
“mi ama…non mi ama….mi ama….”

 

Folli hanno sacrificato la primavera
inutilmente, avevo io la risposta,
siamo morti, tutti devono morire
e neanche i ricordi ci tengono in vita,
non posso lasciarti non voglio
non adesso che sono
morto d’amore e posso seguirti.

 

Posso finalmente dominare il mare
il cielo la terra, ma tu non fuggire
io ti voglio ma solo se vuoi tu,
ricorda che son caduto nell’oblio
e sono morto per amore, per te.

 

Raffaele Feola.